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11 Fev 2016

LIBERALIZZAZIONE, LIMITAZIONE DEL POTERE E SUSSIDIARIETÀ

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Non possiamo dare allo Stato un potere che trascende la garanzia delle libertà individuali, perché questo potere sarà sempre usato per arricchire i politici e i loro beneficiari, controllare le nostre azioni e soffocare l'iniziativa dei singoli.

 

Una società libera - o per dirla con Friedrich von Hayek - una “società di uomini liberi” - dovrebbe essere basata su principi, valori e istituzioni in grado di garantire l'essenza stessa della società e dei suoi sottoprodotti: il progresso, il rispetto dei diritti individuali e la cooperazione basata sul rispetto della dignità della persona umana.

Ogni atto politico o ogni atto economico può essere moralmente buono, cattivo o neutro. Nel mondo di oggi, in cui prospera l’erbaccia del relativismo morale, vi è un vero e proprio supermercato di sistemi etici e morali che hanno rimosso le tradizioni della nostra civiltà. Se il sistema morale è marcio, finisce per contaminare l'intero corpo sociale e termina innescando un'autentica battaglia nei campi della politica e dell'economia.

Una delle cause della scomparsa degli antichi valori morali è il progressivo abbandono dell'etica giudaico cristiana occidentale, e una delle conseguenze di questo indebolimento è l'eccessiva crescita del potere dello Stato sugli individui, come sostiene lo storico inglese Paul Johnson in “Tempi Moderni”.

Evitare la concentrazione di potere è fondamentale, così come è altrettanto fondamentale limitare il potere dello Stato nei confronti del cittadino e di uno dei tre poteri dello Stato sugli altri due.

Questi compiti dobbiamo obbligatoriamente assolvere per mirare al progresso e allo sviluppo di ogni società. Concentrare il potere in poche mani significa inevitabilmente meno libertà individuale, più burocrazia, più inefficienza e assenza di possibilità di sviluppo economico.

Molte persone sembrano credere che la democrazia da sola sia in grado di fornire le istituzioni necessarie per migliorare la loro vita; ma questo modo di vedere è abbastanza ingenuo. L’esperienza dimostra in modo esaustivo che la democrazia da sola non è in grado di fornire alla società gli elementi essenziali di cui ha bisogno per prosperare. Molti regimi totalitari, come il nazismo e, oggi, il regime di Chávez e Maduro in Venezuela, sono cresciuti all'interno di democrazie. Quello che è successo in questi casi è che il gruppo dominante nel ramo esecutivo si è appropriato del potere giudiziario e legislativo. All'inizio in modo velato e, poi, apertamente, soffocando le libertà individuali e ostacolando la strada del progresso.

Liberalizzare e limitare il potere, pertanto, sono i requisiti fondamentali che permettono alle democrazie di funzionare garantendo le libertà individuali e, di conseguenza, la realizzazione di una società prospera.

A questo proposito, è molto importante il cosiddetto “principio di sussidiarietà”, argine più efficace alla concentrazione del potere. La sussidiarietà è un elemento indispensabile per la coordinazione naturale dell’azione umana in una società libera e senza concentrazione del potere nelle mani dello Stato.

È importante tenere conto del fatto che il “principio di sussidiarietà” è la pietra angolare del federalismo, della limitazione del potere dello Stato e della libertà individuale.

Tale principio si basa sull'idea che è moralmente pericoloso sottrarsi alla responsabilità inerente la persona umana e consegnare l’autorità ad un gruppo, perché non c'è nulla che un’organizzazione grande e complessa possa far meglio di quanto organizzazioni o individui direttamente coinvolti nei problemi possano fare.

La sussidiarietà è collegata a tre aspetti importanti dell’esistenza umana.

Il primo è la dignità della persona umana, che deriva dal fatto che siamo stati creati a immagine e somiglianza del Creatore. Quindi, rimuovere o soffocare la responsabilità individuale e l’autorità equivale a non riconoscere le loro competenze e la loro dignità.

Il secondo è la complessa questione della limitazione della conoscenza, superbamente analizzata da Hayek e altri studiosi. La conoscenza della società è sempre incompleta, diffusa e non uniforme. La negazione del principio di sussidiarietà, che si verifica quando la ricerca della soluzione a  molti problemi passa allo Stato o a organizzazioni di rango superiore, crea un'illusione ottica, un “occhio centrale” che può vedere tutto, che conosce tutte le singole esigenze e richieste, regolare le attività economiche e risolvere ogni cosa in modo socialmente corretto. Ma la pianificazione centrale ha sempre fallito e fallirà proprio perché questo “occhio” non solo non esiste, ma soprattutto perché non potrà mai esistere.

Infine, il terzo aspetto che giustifica la pratica della sussidiarietà è la solidarietà con i poveri e gli svantaggiati, semplicemente perché queste persone rispecchiano la propria povertà, rispecchiano l’immagine di Dio e della dignità di questa condizione, nonostante i loro bisogni materiali. Programmi di governo, anche se ben intenzionati e ben gestiti, sono solo in grado di vedere i bisogni materiali. Inoltre, gli ingorghi chilometrici causati dalla burocrazia, insieme alla mancanza di una piena conoscenza dei problemi, impediscono a tali programmi di soddisfare tutte le esigenze degli esseri umani. Considerato che la povertà si manifesta in vari modi, piuttosto complessi, coloro che vivono più vicini ai bisognosi sono necessariamente meglio posizionati in termini di conoscenza, non solo per aiutare a soddisfare i bisogni materiali, ma per fornire un trattamento migliore all'altro.

Il lettore potrebbe aver notato che la sussidiarietà, la libertà di scelta e l’economia di mercato sono inseparabili, sotto l’egida dello Stato di diritto. Questa conformazione istituzionale - e solo questa - può fornire le condizioni affinché la creatività degli individui possa fiorire, e fare in modo che la società nel complesso possa prosperare.

Non possiamo dare allo Stato un potere che trascende la garanzia delle libertà individuali, perché questo potere sarà sempre usato per arricchire i politici e i loro beneficiari, controllare le nostre azioni e soffocare l'iniziativa dei singoli.

Liberalizzare e limitare il potere è pertanto una strada obbligata e obbligatoria.

 

[Pubblicato nella Rivista Liber@mente: La Rivista Aperta di Informazione e Diffusione di Conoscenza, numero 1/2016,  Gennaio-Febbraio-Marzo di 2016, editata da Fondazione Vincenzo Scoppa, Catanzaro, Calabria, Italia, www.fondazionescoppa.it]

Última modificação em Quinta, 11 Fevereiro 2016 13:35
Ubiratan Iorio

UBIRATAN IORIO, Doutor em Economia EPGE/Fundação Getulio Vargas, 1984), Economista (UFRJ, 1969).Vice-Presidente do Centro Interdisciplinar de Ética e Economia Personalista (CIEEP), Diretor da Faculdade de Ciências Econômicas da UERJ(2000/2003), Vice-Diretor da FCE/UERJ (1996/1999), Professor Adjunto do Departamento de Análise Econômica da FCE/UERJ, Professor do Mestrado da Faculdade de Economia e Finanças do IBMEC, Professor dos Cursos Especiais (MBA) da Fundação Getulio Vargas e da Pontifícia Universidade Católica do Rio de Janeiro, Coordenador da Faculdade de Economia e Finanças do IBMEC (1995/1998), Pesquisador do IBMEC (1982/1994), Economista do IBRE/FGV (1973/1982), funcionário do Banco Central do Brasil (1966/1973). Livros publicados: "Economia e Liberdade: a Escola Austríaca e a Economia Brasileira" (Forense Universitária, Rio de Janeiro, 1997, 2ª ed.); "Uma Análise Econômica do Problema do Cheque sem Fundos no Brasil" (Banco Central/IBMEC, Brasília, 1985); "Macroeconomia e Política Macroeconômica" (IBMEC, Rio de Janeiro, 1984). Articulista de Economia do Jornal do Brasil (desde 2003), do jornal O DIA (1998/2001), cerca de duzentos artigos publicados em jornais e revistas. Consultor de diversas instituições.

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